Il palazzo del Comune

Posto esattamente di fronte alla Cattedrale, a simboleggiare unione/opposizione delle sfere della vita del cittadino medievale (politica/religiosa), il Palazzo Comunale di Cremona sancisce l’avvenuta strutturazione della comunità cittadina come un sistema di governo indipendente e autonomo. Non è poi così consueta nel Medioevo italiano, una scelta costruttiva di questo genere che integra e oppone i due poteri nello stesso luogo. Il palazzo è stato fondato nel 1206 come ci testimoni la lapide sulla facciata prospiciente la piazza. La struttura però ad oggi è molto rimaneggiata, a causa anche del cambiamento dell’organizzazione del potere politico che ha retto le sorti della città in un arco di tempo di quasi sette secoli. In origine il palazzo comunale riprende la struttura del broletto lombardo: un corpo di fabbrica longitudinale vagamente irregolare, piano terra aperto da un doppio portico con archi a sesto acuto (il più antico, tra quelli sopravvissuti, a presentare questi elementi gotici), il piano superiore originariamente occupato una grande sala per le riunioni del Consiglio Generale.

Nel 1245, come ci ricorda un’altra lapide presente in cortile Federico II, vengono aggiunti tre corpi di fabbrica a formare un quadrato intorno ad un cortile centrale e ad inglobare una torre preesistente a nord. Vi è poi un nucleo occidentale a completare la costruzione. All’interno e all’esterno compaiono affreschi del XIII sec. ancora visibili. Con le prime signorie il palazzo subisce un progressivo degrado. Nel 1561, sotto il dominio spagnolo, il consiglio Generale stabiliva che: “è ormai tempo di far reconciar il nostro pallatio altramente ruinerà”. Evidentemente il palazzo Comunale era in stato di degrado con l’aggravante che altri documenti storici, soprattutto ordinanze di sgombero della sala, ci parlano dell’aula maggiore del palazzo ormai ridotta a covo di gentaglia, sfaccendati e giocatori d’azzardo che l’avevano trasformata in una vera e propria bisca. Sotto il dominio di Filippo II di Spagna, figlio di Carlo V, si provvede ad una nuova generale trasformazione, affidata ad uno dei maggiori architetti del cinquecento cremonese: Francesco Dattaro detto il Pizzafuoco. Il Dattaro lavorò nel palazzo per circa dieci anni, dal 1568 al 1578; quanto fu realizzato venne particolarmente apprezzato poiché nel 1584 Alessandro Lamo, biografo di Bernardino Campi ricorda che l’intervento del Pizzafuoco:”ha reso il palazzo di Cremona d’inabitabile che era , in così bellissimo stato, che ivi comodamente si eserciscono tutti gli uffizi e magistrati”. Nella sala della regione si ricavarono: la stanza del Consiglio dei Decurioni (oggi sala della consulta), una stanza per la Cancelleria e il Patrimonio ed una per l’Estimo (la cui indicazione d’uso compare scritta sopra le porte d’ingresso alle salette) ed una galleria che consentiva l’accesso a questi ambienti oggi salone dei Quadri. Tutti questi ambienti erano funzionali alla importante burocratizzazione importata dalla politica amministrativa spagnola. L’ultimo grande intervento è quello effettuato nel XIX sec dal noto architetto cremonese Luigi Voghera che ha cercato, idealmente, di riportare il palazzo all’aspetto che poteva avere in origine.

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